mercoledì 28 luglio 2010
mercoledì 7 luglio 2010
martedì 29 giugno 2010
IL PAESE DI RANIA di Mimmo Del Giudice
La presentazione si terrà venerdì 2 luglio presso i locali dell'enoteca VoloDiVino.
“Il Paese di Rania” è un saggio-inchiesta sulla Giordania il cui fine principale è far conoscere nei termini più verosimilmente giusti e corretti possibili un Paese espressione di una cultura diversa dalla nostra, la cultura arabo-islamica.
Saggio-inchiesta nel senso che ho raccolto del materiale sull’argomento in Italia (notizie e servizi Ansa, giornali, libri vari) e poi in tre diversi periodi sono andato in Giordania dove ho incontrato personalità e gente di tutte le estrazioni sociali, a tutti i livelli e di diverse età che ho intervistate e con le quali ho confrontato il materiale che avevo in precedenza raccolto. Dopo di che ho scritto circa 200 pagine alle quali va aggiunto un glossario che spiega termini ed espressioni arabe.
Il lavoro, suddiviso in 17 capitoli, si compone praticamente di due parti. La prima incentrata sul cosiddetto “delitto d’onore”: il padre o il fratello uccidono la figlia o la sorella, molto spesso minorenni, che ritengono abbia avuto un comportamento “indecente” e vengono condannati a pochi mesi di carcere, trascorsi i quali vengono accolti e festeggiati come i restauratori dell’onore infangato. La lieve condanna è prevista da due specifici articoli del codice penale che, nonostante diversi e ripetuti tentativi del governo, sollecitati dal re, il Parlamento, in specie
La seconda parte fa la storia del Paese, della sua gente e dei suoi protagonisti soffermandosi in particolare su colui che è ritenuto il “padre della patria”, re Hussein, e le sue quattro mogli, e sugli attuali sovrani, Abdallah II e sua moglie, la regina Rania.
Il libro contiene diversi aneddoti e precisazioni su persone e fatti più o meno noti.
venerdì 18 giugno 2010
Primo Concorso Foto & Grafico PROMUOVI MONTEFIASCONE
Inaugurazione mostra presso i locali dell'enoteca VoloDiVinovenerdì 18 giugno 2010 |
18.00 - 23.30 |
Tale iniziativa è finalizzata alla valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale del territorio di Montefiascone.
Le immagini da presentare al concorso possono spaziare tra molteplici temi: le bellezze architettoniche, artistiche, paesaggistiche, i mestieri, i momenti di una vacanza, di un’impresa sportiva, della vita della gente del luogo.
giovedì 8 aprile 2010
Quel tesoro di Pinocchio
dal 10 aprile presso i locali dell'enoteca VolodiVino
Mostra a cura dell’associazione “ARTMERLINO – arte in oreficeria “
Pinocchio Bugiardo, Pinocchio Irriverente, Pinocchio Irrispettoso delle Leggi, Pinocchio e le Cattive Frequenze, Pinocchio, a volte balordo a volte buono.
Un burattino che alla fine si ravvede alle buone maniere: quando prova lo sconforto per aver perso qualcosa di importante, la sua Fatina o il suo babbo, l’amore, la famiglia la possibilità di essere un ragazzo normale.
Una fiaba, tutta italiana, specchio di una società con una morale che, ad oggi, è tutt’altro che inattuale.
La mostra che andiamo a presentare è un omaggio e un messaggio; attraverso un percorso che si snoda tra illustrazioni e sculture gioiello ispirate dalla storia, ripercorriamo i suoi personaggi più significativi, indicando nella loro simbologia ermetica, è quello che si è voluto fare, la storia di ognuno e della società che ci circonda.
Forse anche il buon Collodi ha voluto anticipare le sensazioni che tutt’oggi viviamo, una società fatta di burattinai e bugiardi patentati, non più Mangiafuoco o gatti e volpi furbette, ma politicanti manipolatori e falsi profeti di una società senza più morale; noi siamo i Pinocchio della nostra era: grezzi burattini che cercano la felicità inseguendo falsi miti e lasciando alle nostre spalle la vera gioia, accompagnandoci di volta in volta a meri compagni di viaggio; non tutti o forse tutti, chi non ha provato il mero fascino di una bugia? Avuto cattive compagnie o non ha ascoltato i grilli parlanti, sentito la propria coscienza o un sano consiglio.
Questa è Alchimia, nasciamo grezzi ma possiamo redimerci, fare sempre qualcosa per migliorarci e migliorare ciò che è intorno a noi, attraverso questa mostra ci vogliamo muovere, senza retorica o enfasi, nel nostro microcosmo, attraverso ciò che ci circonda, per dare un segnale un cenno per arrivare a ciò che è in alto, esprimiamo un’idea che ci faccia riconoscere che sia stimolo per un pensiero; crediamo che il nostro lavoro non rappresenti solo un oggetto o una forma, ma un’idea o la storia stessa della nostra vita.
Questo è un omaggio alla voglia di vivere una fiaba ogni giorno che affrontiamo ed è un augurio affinché nel donare il bello si possa ricevere altrettanto.
giovedì 21 gennaio 2010
Collettiva fotografica di Angelo Bruno, Anna Alunni e Maria Grazia Pelabasto
domenica 6 dicembre 2009
Franca Maria Pace- personale pittorica
Ho conosciuto Francamaria Pace attraverso alcune mostre alle quali abbiamo partecipato assieme.
Artista poliedrica ed attivissima non solo al livello di produzione artistica ma anche di presenza in mostre ed eventi, che sebbene abbia iniziato a dipingere nel 2007, sono già moltissimi gli eventi a cui ha partecipato.
Vorrei però partire un po' più da lontano a raccontare la storia artistica di Francamaria, ho avuto modo di ricevere sue confidenze, durante le quali mi ha raccontato le vicissitudini del suo percorso artistico, che inizia da molto lontano.
Una frase in particolare ne è l'inizio “Da bambina disegnavo bene, ma la mia maestra mi diceva che non sapevo colora-re.” e poi ancora “Ho lasciato il disegno alle medie, dove non mi ero molto trovata con gli insegnanti di artistica.... avevo poche idee allora da sviluppare e avevo più paura dell'altrui giudizio.”
Ha frequentato un corso di pittura però, “dove ho avuto qualche rudimento della tecnica, ma non sono arrivata all'olio perché l'insegnante di nuovo mi ha detto devi imparare a colorare!”
Immagino la delusione, forse la rabbia, il sentire dentro la necessità del segno, il vedere i colori la necessità di esprimerli alla sua maniera e non secondo i canoni scolastici. Ma si sa la scuola tende e vuole omologare, tende a dare una struttura di base o forse peggio tende a livellare la cultura di ognuno limando i picchi e colmando le valli.
Poi la necessità di confrontarsi con se stessa il cercare i maestri, lo studiare testi di disegno e pittura... ha rincontrato la possibilità di raccontare i suoi sogni, di esprimere i suoi sentimenti.
Ad un cero momento ha superato “la paura dell'altrui giudizio”, ha capito che un artista lavora prima per se stesso poi per gli altri, il che non vuole dire essere egoisti, ma solamente che un artista ha la capacità di comunicare con gli altri attraverso la sua attività attraverso la sua opera.
Anche se a volte è necessario un trauma per superare l'ostacolo; dice lei stessa “in un periodo faticoso per la mia famiglia ho ripreso a disegnare.”
Nel lavoro di Francamaria si legge il sofferto itinerario artistico, certamente non ancora concluso ma già definito nel suo cammino futuro. Sempre le sue opere ci spingono ad interrogarci sul dramma e l'incertezza del momento in cui viviamo.
Non vuole, come non lo è mai stata, essere omologata, ha le sue idee che manifesta apertamente.
Così come si nota la superata paura del colore “ I colori uso quelli che mi detta la testa”
Le sue opere sono realizzate con colori puri, a volte il tratto apparentemente incerto, le figure contornate da un tratto di colore scuro, come a ricercare la forma immaginata come in un dégià vu, il cercare di ricollegarsi al pensiero che ne ha scaturito la nascita.Proprio queste caratteristiche danno al lavoro Francamaria una connotazione unica.